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Quando nasce un incontro?

La richiesta di condividere la nostra esperienza legata al libro La scuola è un posto bellissimo di Enrica Buccarella per Topipittori ci porta a concentrare l’attenzione su quali siano stati i momenti e le persone che hanno fatto sì che ciò accadesse.

Come libreria, relativamente giovane nella sua forma attuale, avevamo il desiderio e l’obiettivo di offrire qualcosa di significativo al mondo adulto legato all’infanzia, qualcosa di sapiente, tangibile, diretto e che potesse anche mettere in discussione.

Per noi è stata fondamentale, come in altre occasioni, la forte volontà da parte dell’editore di entrare in dialogo con i librai creando momenti di concreta condivisione e di quel chiacchierare che fa nascere idee e cogliere occasioni. Ed è così che un giorno ho saputo che Enrica stava lavorando ad un libro legato alla scuola e tanto è bastato per capire che poteva essere esattamente quello che desideravamo proporre ai frequentatori adulti della libreria e anche a chi non aveva mai gironzolato tra i nostri scaffali.

In passato avevo avuto modo di incontrare Enrica e il suo prezioso fare e non avevo dubbi nel trovare sotto il segno di Topipittori una sottolineatura decisa dell’alta considerazione dell’infanzia.

Inizia un lungo periodo di messaggi, informazioni, anticipazioni, un dialogo a più voci in cui le domande ricevevano risposte e dove all’entusiasmo corrispondeva una forte praticità. In questo si inserisce il lavoro del libraio: nel raccontare ad ogni persona potenzialmente interessata quello che sarebbe accaduto non tanto ancora nei contenuti, quanto nella certezza dei valori portati.

La scuola compie questo gesto meraviglioso, ti affianca degli sconosciuti e ti dice: adesso cammina con loro, confrontati, aiuta, fatti aiutare, arrabbiati, ridi, piangi, ama”.

Gli insegnanti ed educatori che abbiamo il piacere di affiancare nella quotidianità del lavoro in libreria condividono una grande potenza progettuale, un’energia e tenacia ammirevole. Cercano, selezionano, ascoltano e mentre lo fanno hanno davanti agli occhi tutta la classe, ogni bambina e bambino a cui arrivare.

A volte sospirano e condividono tutto ciò che rema contro al loro lavoro e potenzialmente anche alla loro classe.

Hanno esigenze, esattamente come tutte le generazioni che li hanno preceduti di stare bene, provare piacere, sfidare, vincere e perdere

Ancora prima di aver stabilito la data dell’incontro cominciamo a scrivere e a intercettare gli insegnanti, ma dopo aver letto il libro cambio felicemente il mio pensiero e mi pongo l’obiettivo di raggiungere anche l’adulto non docente perché possa incontrare l’esperienza e la visione di Enrica per cambiare punto di vista o rafforzare il proprio.

Cominciamo a contare le sedie, organizzare gli spazi, ad avere anche quel formicolio da dita a lungo incrociate sperando che vada tutto bene, che tutto il lavoro di connessioni giunga a quella condivisione corale tanto preziosa.

Il sostegno di Topipittori è costante e puntuale, sono garanzia di qualità e ospitarli attraverso Enrica non poteva che essere un grande piacere e rappresentare una grande occasione.

Non potendo cambiare gli adulti ho scelto di lavorare con i bambini perché ne crescano di migliori. È una strategia rivoluzionaria quella di lavorare sui e con i bambini come futuri uomini” (Bruno Munari)

Arriva il momento dell’incontro vero e proprio. La Tana si riempie, gli spazi sono stati ricavati con impegno per far stare tutti, ci sono sedie colorate e non, panchine non bellissime ma pratiche. E poi ci sono le tazze per il tè, i biscotti e i ragazzi del bar accanto pronti con le caraffe.
Si prende posto: ci sono volti conosciuti e altri arrivano da lontano per essere vicini all’autrice aggiungendo una nota di famigliarità preziosa.
Guardo e osservo Enrica, lo farò anche durante e dopo l’incontro. È diretta ed emozionata, è forte e consapevole di portare con sé tutti i bambini e le bambine del passato, del presente e del futuro.

Le sue parole sono decise e tenaci, a volte risuonano utopiche e appena il dire tentenna è il suo fare che infonde fiducia. Rassicura, smuove, sprona restando legata alla realtà con le sue difficoltà e mai volta le spalle al futuro e al possibile per accompagnare l’infanzia attraverso la crescita.

Continuo ad osservare. Gli insegnanti che ascoltano si scambiano sguardi complici, annuiscono, ma espongono anche le loro difficoltà o il proprio disaccordo.
Un paio di mani di colleghe si intrecciano e si stringono.
L’incontro finisce e continua a gruppetti, tutti in piedi, le domande più timide hanno il coraggio di farsi sentire.

La fatica si scioglie.

L’apprendimento si ottiene quando riusciamo a farci ascoltare e modifichiamo l’atteggiamento dell’ascoltare da passivo ad attivo perché ciò che diciamo suscita interesse, ovvero ha, per chi ascolta, un significato toccante”.

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